Pier Maria III de' Rossi Conte di San Secondo

di Elena Bini

 

Pier Maria III de’ Rossi (il Giovane) nasce nel 1502 (*), figlio primogenito del conte Troilo I e di Bianca Riario. Settimo Conte di San Secondo è nipote di Giovanni de’ Medici detto delle Bande Nere, noto condottiero figlio di Caterina Sforza come Bianca.
 

A quattro anni viene mandato a Firenze dal padre per compiere la prima educazione insieme allo zio, di soli sei anni maggiore di lui. Successivamente si reca in Francia dove diventa paggio alla corte del re.

Tornato in Italia, succede al padre nel 1521 e il 13 febbraio 1523 è a Mantova con la madre Bianca per firmare il contratto nuziale che lo unisce a Camilla Gonzaga, nipote del marchese Francesco II, segnando così l’atto diplomatico più significativo della sua vita.

Compie le prime imprese militari a fianco di Giovanni delle Bande Nere, a Pavia nel 1525 e a Milano nel 1526, insieme all’esercito francese, dimostrando di avere bene appreso l’arte militare.

Ottiene una condotta presso il pontefice Clemente VII nel 1526 e rimane al suo fianco anche nel maggio 1527, al momento del Sacco di Roma.

All’inizio di giugno, non essendo ancora stati pagati i suoi uomini, seguendo l’esempio dello zio, accetta la richiesta dell’imperatore Carlo V, entrando nel suo esercito e dopo Roma lo segue a Trevi e a Terni.

Nel 1529 – 30 partecipa all’assedio di Firenze ed è tra i sette testimoni che firmano la capitolazione della città, riportandola sotto i Medici.

Sempre nel 1530, Carlo V conferma a Pier Maria i privilegi sui suoi feudi e viene nominato in dicembre Capitano dei soldati medicei.

E’ in questi anni che egli commissiona ai collaboratori di Giulio Romano le decorazioni per la Sala dell’Asino d’Oro e per la Sala dei Cesari, rispettivamente camera da letto e studiolo del marchese, dimostrando anche doti di letterato e conoscitore d’arte .

Altre imprese militari lo confermano soldato forte e coraggioso: in Africa, in Francia (Piccardia e Provenza) nel 1536 e soprattutto a Castelnuovo in Dalmazia nel 1538.

Nel 1539 torna a San Secondo, dove affronta i problemi col pontefice Paolo III: grazie all’intervento decisivo di Federico II Gonzaga, riesce a proteggere il castello e porta aiuti ai fratelli Giovan Girolamo e Giulio Cesare.

Il 10 settembre 1539 l’imperatore conferma al conte la separazione dei suoi beni dalla giurisdizione parmense, liberandolo momentaneamente dalle mire farnesiane.

Tra il 1540 e il 1542 si trova in esilio a Venezia dove ha modo di frequentare assiduamente l’amico e letterato Pietro Aretino. Lasciato l’esercito imperiale, passa al servizio di re Francesco I di Francia e nel 1542 viene insignito del Collare dell’Ordine di S. Michele, massima onorificenza militare francese, ricevendo pure la nomina a Capitano delle Fanterie Italiane. Lo vediamo combattere ancora nel 1543 nelle Fiandre e nel 1545 a Boulogne.

Purtroppo una grave malattia e le preoccupazioni crescenti legate all’insediamento dei Farnese nel ducato di Parma e Piacenza lo conducono alla morte nel 1547.

L’immagine di Pier Maria III fu immortalata da Francesco Mazzola detto Parmigianino in un ritratto eseguito intorno al 1538/39 e che attualmente è esposto a Madrid, al Museo del Prado.

 

 

(*) 2 maggio 2010 - Nota di  Pier Luigi Poldi Allaj

L'originaria datazione "1504" è stata corretta in "1502". Di Pietro Maria il Giovane, negli “ELOGIA VIRORUM ROSCIORUM BELLICA VIRTUTE ET LITTERIS ILLUSTRIUM” scritti da Federico de’ Rossi, figlio dello stesso Pier Maria il Giovane (Federici Rosci Petri Mariae Junioris filii), viene riportata l’esatta data della morte, da tutti concordemente accettata, il 15 di agosto (XVIII Kal. Septembris M.D.XL.VII.). Ma con un’aggiunta, a mio avviso, molto significativa: “annos agens XXXXV” (a 45 anni di età). Se ne deduce, inequivocabilmente, che egli era nato nel 1502, laggiù in Romagna, dove certamente Bianca Riario aveva sposato Troilo, Bianca che arrivava a San Secondo, accolta con molti onori, solo alla fine di luglio del 1503. Si potrebbe, a questo punto ipotizzare che Bianca Riario sia quasi stata una preda di guerra, soprattutto alla luce della misera fine fatta da Astorgio Manfredi, in quello stesso anno 1502 quando, come riferisce lo storico rinascimentale Giovanni Burcardo, il 9 di giugno il suo corpo veniva trovato con una pietra al collo, legato ad altre persone, nel Tevere, sotto Castel Sant’Angelo.

 


Importante citazione nel

 RECUEIL HISTORIQUE DES CHEVALIERS
 DE L'ORDRE DE SAINT MICHEL (1469-1560)

di Jean François Louis d'Hozier (1787)
pubblicato dalle Edizioni Michel Popoff nel 1998


 

 

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