Tra l'ottobre del 1529 e l'agosto del 1530
Pier Maria III de' Rossi all'assedio di Firenze
di  Pier Luigi Poldi Allaj  

Il trattato di Barcellona del 29 giugno 1529 segna la pace tra Papato ed Impero dopo il devastante Sacco di Roma del 6 maggio 1527 e sancisce il reintegro in Firenze della famiglia dei Medici, cacciata nel 1527, che in quel periodo esprimeva il pontefice regnante nella persona di Clemente VII. Nell'ottobre del 1529 Carlo V manda un proprio esercito a porre in stato di assedio la città che capitolerà, dopo dieci mesi, il 10 di agosto del 1530. Nel corso dei combattimenti gravi furono le perdite: basti solo ricordare che nella battaglia di Gavinana - svoltasi il 3 agosto 1530 - perirono il "comandante generale" degli assedianti, il Principe Filiberto d'Orange, e lo strenuo e leggendario difensore della Repubblica Fiorentina Francesco Ferrucci. 

Tra i comandanti imperiali - non meno di Sciarra Colonna, Pierluigi Farnese,  Giovambattista Savello, Alessandro Vitelli - spicca per valore Pier Maria III de' Rossi, che il Litta menziona tra i sette testimoni dell'atto di capitolazione firmato il 12 agosto. Pietro Aretino, l'amico fraterno del "gran zio" Giovanni delle Bande Nere, ne esalta le imprese: "E nel ricordarmi che io faccio tuttavia di lui ho sempre presente voi; e ho udito parlare il signor Giovanni e hollo veduto combattere ne lo ascoltare il ragionamento che ha fatto la fama di quel che faceste sotto Fiorenza e altrove" (Lettere I, 104 - a cura di F. Erspamer, Ed. Guanda, Parma, 1995).

Una interessante disamina degli avvenimenti e della centralità del Conte di San Secondo nei fatti fiorentini è ben documentata da Roberta Degl'Innocenti nella tesi di laurea "La Stanza di Apuleio nella Rocca di San Secondo" (Università di Parma - A.A. 1997-98), la quale riporta significative citazioni di storici filo-rossiani, come di seguito riprese.

Federico Rossi in Elogia Virorum Rosciorum bellica virtute et litteris illustrium (Ms. Parm. n. 1184): Recensebant insuper plurima eaque praeclara facinora in Florentiae obsidione edita, quae talia fuisse attestabatur, ut vix praealto volumine comprehendi possent.

Francesco Sansovino in Delle Origini e de' Fatti delle Famiglie Illustri (Venezia, 1582): Si trovò parimente all'assedio di Fiorenza, con fanteria et cavalleria, dove si portò così segnalatamente, che molte fattioni che sono state attribuite ad altri, si converrebbero per sue proprie, se havesse avuto gli Scrittori più amici di quello che esso ebbe

Vincenzo Carrari in Historia de' Rossi Parmigiani (Ravenna 1503): [...] d'indi si trasferirono all'assedio di Fiorenza, havendo l'Imperator Carlo promesso al Papa di restituire i Medici in quella Città et far duca Alessandro suo nipote [...] ma Pietro Maria, che con avveduto consiglio, per ogni cavallo aveva posto in groppa un archibugiero, fu cagione di gran danno a' nimici [...] sbaragliandoli la retroguardia. Né molto dapoi a ventiquattro d'ottobre il Principe d'Orange, volendo pigliar dui poggi [...] i Capitani Fiorentini, et le fanterie [...] scorsero addosso a' nimici, la cui furia sostenne Pietro Maria valorosamente [...]. Succedendo poi l'anno appresso molte scaramucce [...] fra feriti fu Pietro Maria, et con essolui Alessandro Vitelli, mentre animosamente davano la carica a Toscani, i quali con gran valenteria si ritravano

Bonaventura Angeli in La historia della città di Parma et la descrittione del fiume Parma (Parma, 1591): Entrati dunque nel Fiorentino, et intendendo Orange che veniva aiuto a Fiorentini, per quel di Pisa mandò Pietro Maria con Martio Colonna verso quella parte [...] et fu loro di molto aiuto un consiglio preso dal Rosso, che in groppa a ciascun cavallo havea posto un archibugiero, i quali recarono tanto danno a' nimiici, che gli sbaragliarono con morte, et ferite di molti. Né molto dopo, essendosi il campo posto sotto Firenze [...] havendo deliberato il Principe di pigliare due poggi [...] presentita la cosa da capitani Fiorentini, diedero il segno a tutte le fanterie [...] le quali [...] corsero addosso i nimiiici, la cui furia sostenne valorosamente Pietro Maria. [...]Scaramucciandosi sovente poi, furono Pietro et Alessandro Vitelli, che animosamente scaramucciando caricavano i Toscani, che molto valorosamente si ritravano [...] amendue feriti.    .

Di poi Roberta Degl'Innocenti confronta le affermazioni degli "scrittori amici" con quelle di due storiografi toscani:

Sono i due noti storiografi medicei, il Varchi e il Vasari, a raccontare proprio uno dei momenti più cruenti dello scontro che vede protagonista il Conte di San Secondo: il riferimento è all'imboscata tesa ad Anguillotto Pisano e alla sua successiva uccisione, in quanto traditore. In realtà, questo termine è utilizzato soltanto dal Carrari che, insieme all'Angeli, come prevedibile, non trascura gli episodi più significativi della "impresa fiorentina" e, dovendo elogiare o comunque celebrare Pier Maria, non può che scrivere: "Il Pisani, percioché poco dianzi era fuggito dal capo della città, et particolarmente da Pietro Maria, sotto il quale guidava una compagnia; la qual cosa non era in quell'esercito più accaduta; era tanto a Pietro Maria in odio, che per giudicio del Principe d'Orange, era stato destinato ad una bruttissima, et convenevol morte. Percioché egli era traditore". Il suo tradimento giustifica cioè la sua morte, perché egli non si è mostrato leale e nemmeno uomo d'onore, non volendo neppure accettare la resa, "essendo infame"; l'esatto contrario dunque, di Pier Maria, per il quale i suoi biografi sanno giustificare il "tradimento" arrecato alle insegne francesi e pontificie nel 1527! Per il Varchi, naturalmente, tocca ad Anguillotto la parte dell'eroe, lui che "francamente difendendosi passò uno spagnuolo da un canto all'altro" e poi "in terra [...] percosso da molti colpi" fu sgozzato dalla mano di Pier Maria, "benchè alcuni dicano che lo fece scannare a un suo servitore per maggiore ignominia, altri da un ragazzo spagnuolo". Più stringato, ma pur sempre incisivo è il Vasari nel suo Ragionamento IV della giornata II quando, illustrando al Principe di Firenze la Sala di Clemente VII a Palazzo Vecchio afferma: "[...] ed ancora ci ho dipinto, quando, usciti a far legne fuor della città, si appiccò quella gran zuffa, nella quale restò prigione Francesco de' Baroli, e la sua compagnia rotta, ed insieme messa in mezzo quella di Anguillotto Pisano, e lui scannato e morto con Cecco da Buti, suo alfiere, dal signor Ferrante Vitelli, e dal conte Pietro di San Secondo, e dal principe d'Oranges".

Nella Sala di Clemente VII in Palazzo Vecchio, su disegno di Giorgio Vasari, Giovanni Stradano rappresenta "Firenze dalla banda de' monti al naturale, e misurata di maniera che poco divaria dal vero". Così scrive il Vasari nei  Ragionamenti precisando che "male agevolmente si poteva fare questa storia per via di veduta naturale, e nel modo che si sogliono ordinariamente  disegnare le città ed i paesi, attesoché tutte le cose alte tolgono la vista a quelle che sono più basse".

Nel volume Palazzo Vecchio ed i Medici di Ettore Allegri e Alessandro Cecchi (Firenze, 1980) sono riportati a schizzo, secondo le annotazioni vasariane, i principali luoghi degli avvenimenti e dell'assedio, ivi compresa (al n. 11) la "Torre del Gallo, dove alloggiava il conte Piermaria da San Secondo", in posizione praticamente centrale rispetto allo scacchiere d'assedio della città:



1. Bastione vicino alla Porta a San Giorgio, difeso da Amico da Venafro.














2. Case del Guicciardini, alloggio del Principe d'Oranges.









3. Piazza del campo degli Italiani.










4. Casa dove era alloggiato Baccio Valori, commissario del Papa (?).












5. Chiesa di Santa Margherita a Montici, alloggio di Sciarra Colonna.










6. Giramonte con le batterie degli Imperiali.








7. Piano di San Donato in Polverosa, con l'accampamento dei Lanzi.











8. La fortezza di San Miniato, con la chiesa e il campanile omonimi.









9. Porta a San Giorgio.







10. Porta a San Niccolò.










11. Torre del Gallo, dove alloggiava il conte Piermaria da San Secondo.









12. Palazzi del Barduccio e della Luna, dove erano alloggiati il signor Pirro da Castel di Piero e il signor Marzio Colonna (?).






13. Monastero delle monache di San Matteo, con l'accampamento dei Lanzi.









14. Palazzo dei Baroncelli.





15. Palazzo de' Taddei, dove era alloggiato il duca di Amalfi.

Il presente articolo è stato parzialmente pubblicato sulla GAZZETTA DI PARMA  del 30 settembre 2002

 Un Rossi all'assedio di Firenze  


12 agosto 1530
Atto di capitolazione dell'ultima Repubblica fiorentina
dalla "Storia fiorentina di Benedetto Varchi",
libro undecino - cap.
cxxxii


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