Cinquecento anni fa nasceva un illustre sansecondino

Giovangirolamo de' Rossi
San Secondo 19 giugno 1505 - Prato 5 aprile 1564

Letterato insigne, vescovo di Pavia, governatore di Roma

 

Il 19 giugno 1505 nasceva, nel Castello di San Secondo, da Troilo e Bianca Riario Sforza, Johannes Hieronymus, terzogenito, dopo Costanza e Pier Maria. Una vita destinata, da subito, agli studi umanistici ed alla Chiesa. Gli provvedeva ai primi erudimenti grammaticali Cristoforo Vandino. Studiava a Bologna, poi apprendeva “leggi civili e canoniche sotto la disciplina di Francesco Burla” a Padova, dove godeva della profonda stima di Pietro Bembo e di una fama tale da ingenerare nei posteri il sospetto non infondato che ricoprisse cariche importanti, forse quella di rettore della stessa università.

Nel 1517, protetto dal parente materno Cardinale di San Giorgio Raffaele Sansoni Riario, era nominato da Leone X Protonotario Apostolico. Nell'autunno del 1526, a Roma, Clemente VII lo faceva "chierico di camera". Nel 1530 veniva creato Vescovo di Pavia. Dal 1534 collaborava attivamente con Paolo III, Alessandro Farnese, in significative missioni, la più importante certamente in Firenze, a seguire gli avvenimenti susseguenti l'uccisione del duca Alessandro de' Medici, un tentativo, visto dagli storiografi locali – il Varchi ed il Guidiccioni – di portare quella città e la Toscana in orbita farnesiana. Ci scappava “solo” il matrimonio fra la vedova Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V, ed Ottavio Farnese, comunque un ottimo investimento per la futura politica parmense del Casato che dominerà il Ducato sino al 1731.

Deterioratisi i rapporti tra il Papa e tutta la famiglia dei Rossi, Giovangirolamo nel 1539 veniva rinchiuso in Castel Sant'Angelo, processato, destituito da vescovo di Pavia, condannato all'esilio, prima a Città di Castello, presso il cognato Alessandro Vitelli, poi in Francia. Durante la reclusione e l'esilio conosceva  Benvenuto Cellini che nella sua “Vita” ne ricorda l’amicizia e gli aiuti ricevuti. Una esistenza di stenti sino all’ascesa al soglio pontificio di Giulio III, Giovanni Maria Ciocchi del Monte, che lo riabilitava, lo nominava Governatore di Roma (carica che teneva dal 1551 al 1555) e gli prometteva (promessa, aihmè, rimasta tale) un cappello cardinalizio.

Letterato, poeta e storiografo insigne, viveva gli ultimi anni sotto la protezione del cugino Cosimo I de' Medici nella Villa del Barone, tra Montemurlo e Prato, dove moriva il 5 aprile 1564. Le sue spoglie venivano affidate alla quiete di un'antica chiesa, "un monastero similmente di monache, venerandissimo, sotto l'ordine di Santo Agostino, velate di velo nero, sotto il governo dei preti del Duomo e del signor Proposto di Prato, posto nel cuore della terra, su la strada principale detta di Santa Trinità, con bella e gran chiesa di fuori e molto frequentata". Dal carteggio mediceo si apprende che Giovangirolamo de' Rossi aveva lasciato un'importante raccolta di anticaglie che, a Roma, un incaricato dei Medici si stava preoccupando di recuperare; oltre ai pezzi rimasti nella villa di sua ultima residenza, altri, soprattutto sculture, erano finiti ad un vecchio conoscente, il parmigiano Gerolamo Garimberto, altro materiale, infine, era stato interrato nella sua vigna romana. I figli di Cosimo dei Medici, Francesco e Ferdinando, entrambi destinati a salire sul trono di Toscana, non si erano lasciati sfuggire la ghiotta occasione, come scrive un antico storico delle collezioni fiorentine: "fra il cardinale Ferdinando e il principe Francesco in questo medesimo 1569 fu fatta in Roma la divisione delle statue già possedute dal vescovo di Pavia, Giovangirolamo deì Rossi di Parma, prelato non ignoto per la sua dottrina, per le sue ricchezze e per le vicende a cui fu soggetto ... e di dette statue ne pervennero XXXI al secondo e XXVIII al primo".

Di Giovangirolamo de’ Rossi non ci risultano riferimenti iconografici certi. Sulle pareti di una sala del palazzo vescovile della città ticinense appaiono a fresco le immagini dei presuli che hanno retto, nei secoli, la diocesi. Troppo "uguali" tra di loro per essere verosimili sono quelle del nostro e del nipote e successore, il cardinale Ippolito. Una ipotesi suggestiva, che vado esponendo da tempo, andrebbe necessariamente verificata con moderni studi fisionomici. Esiste in Rocca a San Secondo, nella Sala di Adone, il ritratto affrescato di un anziano personaggio, laureato (poeta?), con vestimento militare (governatore di Roma?), già indicato dagli storiografi sette, otto e novecenteschi in Giangiacomo Trivulzio, estraneo peraltro  alla cerchia degli stretti parenti, che mostra una notevole somiglianza con il giovanile “ritratto con berretta da prete in capo con officio alla sinistra, et destra sopra una tavola, con medaglie, et figure antiche, et dietro alcune figurine antiche di chiaro, e scuro, del Parmigianino, n. 144” (descrizione di un dipinto già di proprietà di Casa Farnese, oggi alla National Gallery di Londra e noto, guarda caso, come “ritratto di collezionista”).

 

Nel tempo recente il prof. Vanni Bramanti ha messo in piena luce la vita e gli scritti superstiti di questo illustre sansecondino "di un'operosità non secondaria": Vite di uomini illustri antichi e moderni (Giovanni delle Bande Nere, Attila, Belisario, Narsete, Alboino, Castruccio Castracani, Giorgio Scanderbeg, Tamerlano, Micheletto Attendolo, Jacopo Piccinino, Boemondo, Giovanni Corvino, Mattia Corvino, Ezzelino e "d'altri della Scala con altre memorie", Roberto il Guiscardo, Federico da Montefeltro, Muzio Attendolo Sforza, nonché "Alberi di famiglie illustrissime"), Discorso del Reverendissimo Monsignor di Pavia. Tratto da diversi storici a proposito della guerra contra 'l Turco (dedicato "Allo Illustre e Eccellente Signore Cosimo Medici Duca II di Firenze Signor mio ossservandissimo"), Rime di M. Giovangirolamo de' Rossi (pubblicate a stampa dal manoscritto nel 1711 da Pisarri, Bologna), Discorsi e ragionamenti dell'illustre e molto reverendo Monsignor lo Vescovo di Pavia fatti in guisa di dialoghi dove intervengono il signor don Ferrante Gonzaga, il Marchese di Marignano, il signor Pirro Colonna, il signor Lodovico Vistarino, l'autore. Il 15 febbraio 2010 è stata "rilocalizzata" la Storia generale, che Giuseppe Montani per l'ultimm volta aveva avuto tra le mani e descritto sulla "Antollogia".Giovangirolamo de' Rossi risulta essere, per sua ammissione, autore almeno delle seguenti altre opere disperse: Libro degli usi diversi, Centiloquio, Discorso sulle medaglie, Differenze delle età, Notizie e cose memorande de' miei tempi.

(

(Cenni biografici raccolti e inseriti da Pier Luigi Poldi Allaj)


 Considerazioni intorno al ritrovamento del manoscritto della
"Storia generale"
di Giovangirolamo de Rossi


 

GIAN-GIROLAMO ROSSI VESCOVO DI PAVIA
visto da Ireneo Affò in
Memorie degli scrittori e letterati parmigiani


L'articolo è stato pubblicato, purtroppo senza firma, in data 11 luglio 2005
dalla GAZZETTA DI PARMA nella rubrica TUTTA PARMA con il titolo

Vescovo e governatore di Roma


Giovangirolamo de' Rossi
nella "Storia della Letteratura Italiana"


San Secondo Parmense
Rocca dei Rossi, Sala ex Scuderie
Sabato 10 settembre 2005

I Rossi di San Secondo tra Medioevo e Rinascimento
Giornata di studio per il quinto centenario della nascita di
Giovangirolamo de’ Rossi

 videoregistrazione integrale degli interventi


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