Nota sulle "restituzioni grafiche"
della Rocca dei Rossi di San Secondo

 

di  Pier Luigi Poldi Allaj

 

La Rocca dei Rossi di San Secondo, nel suo pieno splendore rinascimentale, ed anche nei secoli XVII e XVIII, era una imponente struttura a forma trapezoidale di dimensioni ragguadevoli: poco meno di centoquaranta metri la base maggiore, poco più di cento la minore, sugli ottantacinque i cateti.

 

 

Sulla base maggiore insistevano, da nord a sud, la zona di rappresentanza, il mastio, l'ingresso ed il teatro di corte. La maggiore emergenza era costituita da un signorile loggiato chiuso, finemente decorato, su cui affacciavano, come ancora oggi  affacciano sulla triste balconata, le sale dei Giganti, di Adone e di Latona  Sul cateto a nord affacciavano ed ancora affacciano la grande sala delle Gesta Rossiane, lo scalone d'onore, il fronte minore della galleria e, più all'interno, con vista anche sulla corte grande, l'ala con le cosiddette sale residenziali. Irrimediabilmente distrutti i locali di servizio del cateto sud e della base minore (stalle, fienili, appartamenti rustici, legnaia, ghiacciaia).

 

 

Nel sesto quadro della sala delle Gesta Rossiane (di cui in apertura d'articolo si propone una rielaborazione ed appena sopra il particolare originale), l'ignoto artista ha voluto rappresentare lo stato di fatto della Rocca attorno al terzo quarto del XVI secolo, dopo che il "Palazzo" era stato ampliato con gli interventi della zone nord (costruzione della grande sala) ed est (la facciata con il loggiato chiuso).

 

 

Nel 1998 Cesare Pezzarossa realizzava un disegno schematico di quella che poteva essere, nel suo insieme,  l'impianto castellare tardo-rinascimentale, non più struttura difensiva con merlature e torri di guardia. Il tutto viene visto dall'angolo sud-est, dove si trovava il teatro di corte.

 

 

Graficamente più accattivante, ma meno verosimile, appare la ricostruzione di Loreno Confortini (in Castelli e Borghi..., 2009) che sullo schema rinascimentale elaborava, con convinzione, una restituzione "in base alla vista del castello affrescata nella Camera d'Oro di Torrechiara (metà del XV secolo)", senza tenere in nessun conto che quel castello era stato annientato dai Milanesi di Ludovico il Moro nel 1482.

 

 

Sauro Rossi, tra la fine degli anni Ottanta ed i primi Novanta, corredava una mostra sulla Rocca di belle immagini a partire da una xilografia che era apparsa nel 1891 su "Le Cento Città d' Italia", supplemento mensile illustrato de "Il Secolo" (28 febbraio 1891, pag. 16) ed altre immagini inedite, o per lo meno sino ad allora non molto note, risalenti ai tempi immediatamente precedenti le demolizioni ottocentesche, da lui ritrovate durante le sue ricerche. Si tratta della veduta esterna della parte centrale della facciata, ancora integra, e di quel blocco di sale che circondava il mastio,  viste dall'interno della corte grande con la porzione di loggiato che scorreva verso sud.

 

 

Lo stesso Sauro Rossi, esclusa copia della xilografia, pubblicava le foto nel suo lavoro del 1993 "La Rocca di San Secondo" (Aemilia, Parma), un agile volumetto che riprendeva la corposa tesi di laurea del 1987.

 

 

Sauro Rossi riproponeva anche copia di un quadro con una suggestiva inquadratura della struttura, peraltro già orfana della zona dei servizi del cateto sud.

 

 

Oggi la Rocca dei Rossi, al piano nobile, consta di poco più di una ventina di ambienti, tra sale e gallerie, saloni e corridoi, per la maggior parte coi soffitti affrescati. E, nonostante l'esiguità delle attuali dimensioni, alcuni angoli giacciono in un deplorevole stato di abbandono.

 

 

Molti locali, e di notevole spessore artistico ed architettonico, venivano demoliti nel corso del XIX secolo, dal gran loggiato chiuso prospiciente il borgo alla corte grande, dall'Oratorio di Santa Caterina al teatro di Corte, per non dire di tutta l'area dei servizi che costituivano il cateto sud e la base minore del trapezio architettonico.

 

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Nel 1995 Maria Cristina Basteri e Patrizia Rota ricostruivano, con adeguate didascalie, l'impianto architettonico, che più sotto viene ripreso ed integrato, in corsivo, con la denominazione delle sale ancora esistenti.

 

Piano Terra

Legenda

1 Ponte "in cotto sopra le fosse con portone d'ingresso". 2 Prigioni "murate per essere malsane". 3 Alloggio del portiere. 4 Oratorio di Santa Caterina. 5 Sagrestia, 6 Corte dell'oratorio. 7 Pilastrate in cotto con capitelli di marmo. 8 Cantina sotterranea "a volto" con sopra "due mezzanelli ad uso di granaio". 9 Scala alla torre. 10 Corte rustica. 11 Scala in cotto "ai rnezzanelli" e pozzo. 12 Camere abitabili. 13 Camere "a volto". 14 Atrio di comunicazione. 15 "Sei colonne di marmo con zoccolo in cotto, le altre in cotto con capitelli di marmo". 16 Beccheria. 17 Macello. 18 Cascina. 19 Zona non rilevata, in "parte murata perché malsana", con sotterranei comunicanti con le cantine attigue. 20 Cantina chiamata la Scena. 21 Scalone d'onore. 22 Cucina scantinato. 23 Camera "a volto". 24 Granai. 25 Camera "a volto". 26 Camera "a volto". 27 Camera "a volto". 28 Camera "a volto". 29 Magazzino da legname. 30 Ghiacciaia "coperta con volto". 31 Ampia "legnata". 32 Scala alla cantina sotterranea. 33 Locale rustico cori forno e lavelli. 34 Scala alla loggia. 35 Porticato "a volto con otto colonne rotonde di marmo e catene grosse". 36 Sale "a volto" con camini. 37 Sale "a volto" con camini. 38 Scala alla cantina sotterranea. 39 Rimesse. 40 Cantine e magazzini. 41 Portico "a sera" con pozzo. 42 Stalla dei cavalli "a volto". 43 "Staletta con fenile". 44 "Legnara". 45 "Bugandaie" con pozzo e vasi di cotto. 46 Corticella cori cantina. 47 Scala al teatro. 48 "Porteria d'ingresso". 49 Galleria. 50 Scala alle prigioni. 51 Zona non rilevata con sotterranei ad uso di prigione.

 

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Piano Primo (Nobile)

Legenda

1 Camera "a volto dipinto". 2 Camera "con tassello" e camino in cotto. 3 Camera "con tassello" e camino di macigno. 4 Palco, orchestra. 5 Teatro. 6 Anticamera del teatro. 7 Cavalcavia collegato ai fienili sopra la stalla. 8 Camere "con tassello" e camini in cotto e in macigno. 9 Camera dell'Archivio "a volto" 10 Camera "con volto in bianco e stucchi". 11 Camera "con volto senza piano". 12 Camera "con volto senza piano" (la torre). 13 Camera "con volto senza piano". 14 Camera "con volto bianco e stucchi e pavimento" e camino di marmo. 15 Camera "con volto senza piano" (Sala degli Stucchi). 16 Scaletta all'oratorio. 17 Camera "a plafone dipinto". 18 Scala alla torre. 19 Camera "con tassello" e camino di macigno. 20 Camera "con tassello dipinto" e camino in cotto. 21 Camera a tassello dipinto'', tappezzata e con camino in marmo. 22 Camera "a tassello dipinto" e camino in marmo. 23 Camera "a volto dipinto" cori camino in marmo (Sala di Mercurio o delle Arti). 24 Camera " a volto dipinto" con camino in marmo (Sala di Circe e Didone). 25 Camera "a volto dipinto' con camino in marmo (Sala di Venere o di Vulcano non più esistente). 26 Camerino '"a volto dipinto". 27 Camera "a volto dipinto con damasco" e camino in marmo (Sala di Latona). 28 Camera "a volto dipinto e camino in marmo (Sala di Adone). 29 Camera "a volto dipinto" e camino di marmo (Sala dei Giganti). 30 "Galleria nuova, plafone e pitture". 31 Camerini "a volto dipinto". 32 Camera "a tassello '. 33 Salone "a volto dipinto" (Sala Grande o delle "Gesta Rossiane"). 34 Galleria vecchia "a volto dipinto" (Galleria di Esopo). 35 Camera "a volto bianco". 36 Camera "a volto con pitture" e camino di macigno (Sala delle Favole). 37 Camera "a volto con pitture" e camino di macigno (Sala di Momo o della Maldicenza). 38 Scaletta al secondo piano. 39 Sala "a volto dipinto" con camino in cotto (Sala di Bellerofonte). 40 Camera "a volto dipinto" (Sala degli Atleti). 41 Camera degli asini (Sala dell'asino d'oro). 42 Saletta con camino nero (Sala dei Cesari o degli Imperatori). 43 Sala cori camino riero (Sala della Giustizia). 44 Saletta con camino in marmo nero (Sala del Lupo). 45 Camera con camino "pinto", cucina (Sala della Cena). 46 Fornelli. 47 Scala alla loggia. 48 Loggia.

 

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Oggi resta sola la "parte nera"...

 

Dopo le sconsiderate demolizioni ottocentesche, proprietario Giovanni Minghelli Vaini, così appare ancora oggi, in un altro "fantastico" disegno di Loreno Confortini, la Rocca del Rossi di San Secondo, mutila, ma pur sempre ricca di un imponente apparato decorativo, esteso per oltre tremila metri quadrati e descritto  qui .

 

 

 

Le immagini sono state tratte da:

BASTERI, M. C., ROTA, P., CIRILLO, G., GODI, G., La Rocca dei Rossi a San Secondo, PPS, PR, 1995.

CALIDONI, M., BASTERI, M.C., BOTTAZZI, G., RAPETTI, C., ROSSI, S., FALLINI, M., Castelli e Borghi - Alla ricerca dei luoghi del Medioevo a Parma e nel suo territorio, MUP, Parma, 2009.

ROSSI, S., La Rocca di San Secondo, Aemilia, Parma, 1993.

 

Appendice I
(
12 aprile 2012)

Nella primavera 2012 uscivano, in allegato  alla Gazzetta di Parma, dieci stampe di Loreno Confortini "Antichi Borghi e Castelli del Parmense". Fra queste anche la Rocca di "San Secondo" (7 aprile 2012), dove "la ricostruzione illustra la struttura dell'edificio all'epoca del Conte Troilo II Rossi di San Secondo come appare nell'affresco del Salone detto 'delle Gesta' che si trova nella rocca medesima". Naturalmente un bel passo avanti rispetto allo schema squisitamente medievale seguito in precedenza, ma certamente ancora molto condizionato da quello stereotipo. Non bisogna infatti sottovalutare che il particolare del sesto quadro delle Gesta da un lato sottolinea l'investitura feudale dell'intera famiglia nelle persone di Pietro, Rolando e Marsilio Rossi e, dall'altro, presenta ai posteri quel  processo architettonico evolutivo - con l'ingentilimento delle forme esterne che ben è evidente nella foto e, soprattutto, nella xilografia, di epoca ottocentesca, sopra riportate - cui poneva le basi Troilo II con la costruzione dell'oratorio di Santa Caterina e, da parte dei suoi successori, anche di un teatro di corte. E, alla luce di quelle immagini, neppure troppo ci convince la restituzione degli spazi, dove le zone ancora superstiti (sala detta degli stucchi, sala del torrione) e le zone demolite (attuale ingresso, zona compresa fra il torrione e l'arco dell'antico ingresso) occupavano, ed ancora oggi occupano,  identici spazi. Per non dire delle dimensioni, molto contenute e tozze, del torrione. Molto compressi il loggiato antistante il borgo, trasformato nell'odierna squallida balconata, con sei archi, dei quali resta ancora l'impronta, e non cinque. Ristretto è pure lo spazio, con una sola finestra, riservato alle due stanze affrescate che precedono quel che resta della torre angolare nord-est.

In ogni caso la grafica accattivante e seducente di Loreno Confortini rende l'dea di quanto imponente e maestosa fosse stata la Rocca dei Rossi di San Secondo. E lo era anche di più!

Purtroppo alquanto fantasioso ci appare anche lo "stato attuale", leggermente aggiornato rispetto a quello presentato nel libro e sopra riportato, ma pur sempre non completamente verosimile. Soprattutto molto sproporzionato appare il torrione, dove  persino vi figura aperto un infisso di coccio. E ancora, come sopra accennato (scusate la ripetizione), il limitato spazio riservato alla balconata e alle due stanze affrescate che precedono quel che resta della torre angolare nord-est, per quanto spunti la seconda finestra da sempre presente. Sulla balconata le porte finestre sono cinque e non tre; e pure ammettendo che la visione prospettica ne possa nascondere una, se ne dovrebbero vedere almeno quattro. Sembra mancare una finestra a dare luce ed aria alle stanze sottostanti. E, comunque, il loro posizionamento non appare perfettamente congruo. In numero inferiore all'esistente sono anche i pilastrini che reggono il parapetto: sette, rispetto ai nove dei dieci realmente presenti, dando per scontato che uno - quello più a sud - sia giustamente coperto dalla visione prospettica. Pure sembra mancare un arco nel loggiato prospiciente il parco (già corte grande), a meno che il torrione ne nasconda due.  

 

© Pier Luigi Poldi Allaj 03-03- 2011
Rev. 12-04-2012
Rev. 23-06-2016